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SMACH 2023, l’arte contemporanea incorniciata dalle Dolomiti

SMACH 2023, l’arte contemporanea incorniciata dalle Dolomiti

Dieci opere realizzate per la Biennale SMAC 2023 disseminate nella Val Badia, come in un museo a cielo aperto. Da scoprire con un trekking

San Martino in Badia (Bolzano). Dall’8 luglio al 10 settembre in 10 location delle Dolomiti Patrimonio UNESCO, tra i Parchi Nazionali Puez-Odle e Fanes-Senes-Braies e in vari siti di Natura 2000, la Biennale di Arte Pubblica delle Dolomiti SMACH 2023 porta 10 opere in dialogo con quei siti paesaggistici. I progetti realizzati da artisti/e, designer, architetti o collettivi, nazionali ed internazionali, sono stati selezionati sulla base delle qualità estetico-concettuali. Foto d’apertura: megs, Il popolo della corteccia © Gustav Willeit – www.guworld.com.

Arte ad alta quota

SMACH – vale a dire, San Martin, Art, Culture & History in the Dolomites – è la Biennale internazionale di arte pubblica
ideata nel 2012 da Michael Moling, coadiuvato da Gustav Willeit e, dal 2022, da Stefano Riba. Per ogni edizione vengono selezionate, da una giuria di professionisti di settore, 10 opere tramite un concorso internazionale.


La mostra open air di arte contemporanea si svolge in Val Badia, nel contesto paesaggistico e culturale delle Dolomiti, patrimonio Unesco dal 2009. L’edizione 2021 ha registrato un passaggio stimato, durante il periodo di apertura, di 2000 visite in media al giorno. La Biennale SMACH infatti è visitabile, con accesso gratuito, fino al 10 settembre 2023 anche
con la possibilità di usufruire di un tour di trekking della durata di 4 giorni: tre soggiorni nei rifugi, quattro giorni di trekking per gli amanti della natura e dell’arte. Per prenotare: Holimites.

Museum Ladin
Museum Ladin di San Martino in Badia. © IDM Sudtirol Alto-Adige/Harald Wisthaler

Tutto l’anno è poi sempre aperto il parco SMACH Val dl’Ert, la collezione permanente composta attualmente da 23 opere acquisite dalle passate edizioni che si arricchisce per ogni edizione della biennale di nuove opere provenienti dai progetti vincitori. Il parco, di 25 ettari, è situato in una valle incontaminata nella località di San Martino in Badia, in provincia di Bolzano. Il suo accesso è a 150 m dal Museum Ladin e crea con esso un interessante polo di attrazione turistico-culturale per tutta la Val Badia.
Di seguito, le dieci opere selezionate per la Biennale SMACH 2023.

STEFANO CAIMI (Milano, Italia) | Fairy Ring | località Armentara

Caimi
Stefano_Caimi, Fairy Ring © Gustav Willeit – www.guworld.com

Armentara è famosa per la sua grande biodiversità. In questi prati fiorisce l’anemone alpina chiamato in ladino stria, che significa strega, poiché in primavera produce un’infruttescenza che assomiglia a un ciuffo di bianchi capelli arruffati.
L’opera prende spunto dal fenomeno naturale che, per secoli, ha alimentato le credenze popolari e le storie mistiche legate al cerchio delle streghe.

Oggi sappiamo che il presunto percorso circolare tracciato durante le danze rituali è, in realtà, la fruttificazione dell’apparato sotterraneo di alcuni funghi. Il micelio, cioè le radici, di alcune specie come il Turino (Agaricus
crocodilinus
) si espande circolarmente allargandosi in un processo continuo di nascita, morte, decomposizione e rinascita. L’opera racconta il territorio non solo attraverso i suoi elementi naturali – i funghi, la ciclicità della natura – ma anche grazie alle credenze secolari e alle leggende che in questi territori sono particolarmente diffuse.

Caimi
Stefano_Caimi, Fairy Ring © Gustav Willeit – www.guworld.com

EGEON (Bolzano, Italia) | Explosion | località Pederü

Egeon
Egeon, Explosion © Gustav Willeit – www.guworld.com

Egeon realizza la sua opera seguendo la tradizione di molta land art e ricorrendo ai soli materiali del luogo. L’installazione dialoga con il contesto facendo anche riferimento al suo passato bellico. A Pederü aveva sede, durante la Prima guerra mondiale, il villaggio militare della fanteria dell’esercito austro-ungarico.
Visto da vicino, il cerchio di pietre sembra un mandala dolomitico o le rovine di un’antica struttura, ma da una visione sopraelevata ecco l’esplosione anticipata nel titolo.

Lo scoppio è però pacifico. Deriva, infatti, forma e disegno dall’impronta delle spore dell’amanita muscaria, uno dei funghi più iconici. Explosion è un omaggio alla storia del passato, un monito per il presente ed è anche celebrazione della complessa rete, quella delle ife dei funghi, che connette molti organismi naturali.

Egeon
Egeon, Explosion © Gustav Willeit – www.guworld.com

DELILAH FRIEDMAN (Colonia, Germania) | Nexus | località Pra de Pütia

Friedman
Delilah Friedman, Nexus © Gustav Willeit – www.guworld.com

Fin dal titolo, l’opera riporta all’universo di connessioni sotterranee tra piante, funghi, batteri, insetti, animali, ma anche al rapporto uomo-natura e alle sinapsi neuronali. L’artista ha annodato e lavorato all’uncinetto, tecnica molto usata nell’artigianato badiota, oltre tre chilometri di filo di sisal, una fibra naturale ottenuta dalle piante di agave sisalana. Questo groviglio di fili e nodi si arrampica sui tronchi degli alberi, collegandoli come una ragnatela, forse visualizzazione di quella che, nel 1989, la ricercatrice Suzanne Simard chiamò il Wood Wide Web. Tra opera e ambiente nasce un dialogo che sfuma i confini tra naturale e artificiale proponendo un approccio sensibile e sostenibile. “Nexus” richiama anche il cervello umano in cui dendriti e sinapsi creano una rete infinita di possibili collegamenti.

Friedman
Delilah Friedman, Nexus © Gustav Willeit – www.guworld.com

KG AUGESTERN: Christiane Prehn, Wolfgang Meyer (Sant’Antone Berlino,
Germania), The Flying Herd | località Ju de Sant’Antone

KG_Augenstern
KG_Augenstern, The Flying Herd © Gustav Willeit – www.guworld.com

Il passo Sant’Antonio è il punto di passaggio della transumanza, tradizione antica inclusa dall’UNESCO nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Un’antica fiaba ladina racconta la storia di un pastore nomade che, giunto in zona con la sua mandria, chiese il permesso di nutrire le sue bestie sui prati della valle. I locali, volendo sbarazzarsi di lui, lo mandarono su per i monti raccontandogli che lassù avrebbe trovato fertili pascoli. In quota, però, lui e i suoi animali stavano per morire di sete, quando apparve una Gana, lo spirito femminile delle acque, che magicamente creò una sorgente.

L’installazione si trova lungo il sentiero che attraversa il pendio ghiaioso, e privo di ogni vegetazione, che porta al passo di Sant’Antonio. Le campanelle sono mosse dal vento e il loro suono si integra con quello, udibile in lontananza, dei campanacci delle mucche che pascolano più in basso.

KG_Augenstern
KG_Augenstern, The Flying Herd © Gustav Willeit – www.guworld.com

ANTHONY KO (Hong Kong, HK) | Disintegration | località La Crusc

Ko
Anthony Ko, Disintegration © Gustav Willeit – www.guworld.com

Le evidenze archeologiche dimostrano come queste zone fossero già frequentate 8000 anni fa, cioè, dal Mesolitico. Baite, malghe e masi sono testimonianze architettoniche della secolare vita dell’uomo in montagna. L’artista trae ispirazione dai capanni, in ladino i tablà, che conservavano il fieno e gli attrezzi. Queste strutture oggi sono spesso abbandonate.
Tuttavia, restano parte dell’immaginario che le persone hanno del paesaggio alpino.

L’opera vuole ridare valore a questi capanni costruendone uno che, però, è sollevato da terra ed è realizzato in materiale specchiante. La struttura non ha fondamenta, sembra pronta a volare via, ed è realizzata con materiali artificiali. Per di più, la scultura gonfiabile si sta disintegrando, gli elementi strutturali non sono più uniti, conseguenza della perdita di stabilità e di equilibrio che stiamo vivendo in questa epoca.

Ko
Anthony Ko, Disintegration © Gustav Willeit – www.guworld.com

Collettivo LIDRIIS: Luigina Gressani, Giuseppe Iob, Paolo Muzzi e Carlo Vidoni
(Tredicesimo UD, Italia) | Anelli di crescita | località Forcela de Furcia

LIDRIS
LIDRIS, Anelli di crescita © Gustav Willeit – www.guworld.com

Germogliare, germinare, gemmare sono processi reiterati, di cui le piante hanno memoria. Questo rinnovamento ciclico è esempio di resilienza basato sull’adattamento e sulla assimilazione. La stessa forza che ha Giuseppe, uno dei membri del collettivo LIDRIIS, che dal 2019 è paraplegico a causa di un incidente in montagna. La sua colonna vertebrale conserva, come gli anelli di crescita degli alberi, traccia dell’evento traumatico che lo ha costretto a riorganizzare e rinnovare la sua vita. La rinascita è inscritta nel segno del nuovo anello che ogni primavera porta con sé e che, con le sue mutazioni, racconterà il passato e lo supererà.

Quest’opera ha una connotazione biografica che richiama un’altra esperienza di adattamento e resilienza, sebbene di diversa natura, che ebbe luogo in questo stesso luogo. Jürgen König nel 1989, proprio mentre il mondo stava cambiando velocemente con l’avvento di internet, decise di trascorrere un intero anno senza elettricità, servizi, radio, televisione e telefono. Esperienza narrata, poi, in un libro autobiografico.

LIDRIS
LIDRIS, Anelli di crescita © Gustav Willeit – www.guworld.com

LOCI: Wolfgang Gruber, Herwig Pichler, Allegra Stucki, Jaco Trebo (Salisburgo,
Vienna, Austria – Zurigo, Svizzera) | Head in the clouds | località Fanes

Loci
Loci, Head in the clouds © Gustav Willeit – www.guworld.com

Fanes riporta probabilmente alla parola “fani”, di origine gotica, che nella lingua romancia della Svizzera significa ancora oggi “pantano, palude”. L’opera è una denuncia contro lo scorretto utilizzo delle risorse. L’acqua è un bene comune indispensabile alla vita, di cui noi occidentali siamo abituati a dare per scontata l’abbondanza. L’opera crea una nuvola e gioca con la doppia lettura dell’“avere la testa tra le nuvole”. Questo modo di dire, da un lato, si riferisce alla capacità di sognare, di immaginare un mondo migliore. Dall’altro indica la sbadataggine e l’insensibilità che molte persone hanno verso le tematiche della crisi climatica e dell’utilizzo e ridistribuzione delle risorse.

L’installazione è alimentata con l’acqua del bacino di carico della centrale idroelettrica del Rifugio Lavarella, la nebulizzazione è generata dalla pressione naturale che si produce a causa del dislivello tra il bacino di carico e l’opera.
L’acqua defluisce, poi, nel normale corso, lungo il complesso sistema idrico di Fanes.

Loci
Loci, Head in the clouds © Gustav Willeit – www.guworld.com


megx (Margherita Burcini) (Fratte Rosa PU, Italia) | Il popolo della corteccia | località
Chi Jus

megs
megs, Il popolo della corteccia © Gustav Willeit – www.guworld.com

Ancora nei primi anni ‘70 del Novecento, oltre la metà dei guadagni della popolazione della Val Badia arrivava dall’agricoltura, oggi questo numero è dimezzato. Cosa accadrebbe se l’umanità riuscisse a evolversi nell’armonia e nella comprensione con la natura? Cosa accadrebbe se le leggende narrate da molte popolazioni, comprese quelle ladine, in cui si racconta di umani che possono trasformarsi in alberi, in pioggia o marmotte, fossero vere?

“Il popolo della corteccia” può trasformarsi in ogni organismo del regno vegetale e ne conosce ogni potere ed emozione.
Umani e alberi sono in mimesi e mitosi continua. Questa storia è un seme che viene dal passato e dal futuro insieme: è il racconto che rende possibile un’utopia.

megs
megs, Il popolo della corteccia © Gustav Willeit – www.guworld.com

MICHELA LONGONE (Milano, Italia) | I think | località Runch – Val Valacia

Longone
Michela Longone, I think © Gustav Willeit – www.guworld.com

Nella celebre pagina di diario in cui Charles Darwin disegnò per la prima volta l’albero della vita, il naturalista inglese appuntò: “I think”, io penso. La teoria dell’evoluzione delle specie è uno dei pilastri della biologia moderna e tolse l’umanità dal centro della natura. Nel corso dei secoli, l’uomo ha ripreso la sua centralità sul pianeta: costruendo, sfruttando, inquinando.

L’opera è installata lungo il sentiero che da Pedraces raggiunge il Puez. Dall’altopiano della Gardenacia, alla cima Col Plö Alt (2340 m), si può ammirare una gran parte della Val Badia da un punto di osservazione veramente speciale. L’incursione artistica, a un primo sguardo, sembra un prato fiorito, osservandola più da vicino, troviamo però degli intrusi. Ogni piccolo germoglio, realizzato in resina di pino naturale, contiene tracce del nostro passaggio. Dopo
tutto, l’uomo è l’unico animale che inquina e distrugge il proprio habitat.

Longone
Michela Longone, I think © Gustav Willeit – www.guworld.com

ANUAR PORTUGAL (Città del Messico, Messico) | An Ark | località: Lago di Rina

Portugal
Anuar Portugal, An Ark © Gustav Willeit – www.guworld.com

Zona di raccordo tra la Valle Isarco, la Val Pusteria e la Val Badia, il Lago di Rina rappresenta il metaforico confine tra il ladino e il tedesco. Insomma, è una zona di incontri. L’opera posizionata qui richiama l’arca di Noè: la scialuppa in cui nelle diversità di specie è racchiuso il seme della perfezione. La barca contiene piante della vegetazione circostante:
la natura stessa, così com’è. Per raccontare il suo lavoro l’artista cita Walt Whitman che, nella poesia “Canto dell’universale”, scrive: “In questa nostra ampia terra, tra l’immensa lordezza e le scorie, racchiuso e sicuro nel suo cuore centrale, si annida il seme della perfezione”. Il pianeta germoglierà ancora e gli esseri umani, se continueranno in questa direzione, non saranno presenti per poterlo vedere.

L’arca non ha bisogno di nessun Noè, al suo interno è contenuto un piccolo habitat, in viaggio verso un futuro meno grigio e più speranzoso, posizionato proprio lì, nel luogo dove i semi di culture e lingue differenti hanno fatto germogliare una comunità che da secoli convive e si arricchisce delle reciproche differenze.

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