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Ugo Mulas. I graffiti di Saul Steinberg a Milano 

Ugo Mulas. I graffiti di Saul Steinberg a Milano 

Le immagini (vintage) di Ugo Mulas ricostruiscono la decorazione a graffito, ormai scomparsa, della Palazzina Mayer, opera di Saul Steinberg

Torino. Nella Project Room di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia a Torino, una mostra curata da Walter Guadagnini e dall’Archivio Ugo Mulas (fino al 14 aprile 2024) documenta la straordinaria decorazione a graffito dell’atrio della Palazzina Mayer a Milano realizzata nel 1961 da Saul Steinberg su commissione dello Studio BBPR, andata scomparsa. Foto d’apertura: Saul Steinberg, Palazzina Mayer, Milano, 1962 Foto Ugo Mulas © Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati Courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli

Steinberg + Mulas, straordinario abbinamento

Saul Steinberg, Palazzina Mayer, Milano, 1962 Fotografie Ugo Mulas © Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati Courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli


La decorazione della Palazzina Mayer fu per Steinberg un lavoro importante, che seguiva altre analoghe imprese compiute dal grande disegnatore e illustratore negli Stati Uniti nel corso del decennio precedente. A lavoro compiuto, Steinberg chiede a Ugo Mulas di testimoniare l’opera, nella sua interezza e nei particolari. Il fotografo era già noto per le sue immagini della Milano del dopoguerra, della sua periferia e delle sale d’aspetto della Stazione Centrale, ma soprattutto per i suoi scatti del Bar Jamaica, luogo di ritrovo in quegli anni per il mondo dell’arte milanese.
Dal 1954 aveva iniziato a documentare la Biennale di Venezia e lavorare come fotografo e curatore di articoli d’arte e architettura per riviste come “Illustrazione Italiana”, “Rivista Pirelli”, “Domus” e “Novità” (la futura “Vogue”). Per aiutare Mulas nel suo lavoro, Steinberg redige un breve testo che spiega l’iconografia e il senso della sua opera, una riflessione sul labirinto a partire dalla Galleria Vittorio Emanuele di Milano, città nella quale aveva vissuto prima della guerra.

Le foto di Mulas ripropongono l’intera decorazione

Saul Steinberg, Palazzina Mayer, Milano, 1962 Fotografie Ugo Mulas © Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati Courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli

L’artista decide per la prima e unica volta di lavorare sull’intonaco fresco, popolando i muri di personaggi e allegorie che affondano le proprie radici nella vita personale dell’artista ma anche nel mito e nella letteratura con figure come Don Chisciotte e Teseo. Nel 1997 la palazzina sarà nuovamente ristrutturata, e i graffiti distrutti: oggi, di quello splendido intervento rimangono solo le fotografie di Mulas.
La mostra nella Project Room di CAMERA racconta quella vicenda, riproponendo in scala – con una quindicina di fotografie, tutte vintage – l’intera decorazione.

Ugo Mulas (1928, Pozzolengo, Brescia – 1973, Milano) 

Copertina del volume Ugo Mulas. Intrecci creativi. Ediz. illustrata, Marsilio

Trasferitosi a Milano nel 1948, Mulas si avvicina al mondo dell’arte nel 1951, iniziando a frequentare il bar Jamaica, luogo di ritrovo di intellettuali e artisti. Dal 1954 al 1972 è fotografo ufficiale della Biennale di Venezia. Documenta i principali eventi del panorama artistico; l’incontro con la Pop Art lo spinge a partire per gli Stati Uniti dove ritrae artisti come Marcel Duchamp, Jasper Johns, Frank Stella, George Segal, Roy Lichtenstein e Andy Warhol. Riprende le contestazioni del 1968 alla Biennale di Venezia e alla Triennale di Milano, collabora con il mondo dell’industria, della pubblicità e della moda. Archivio Ugo Mulas

Saul Steinberg (1914, Ramnicul Sarat, Bucarest – 1999, New York) 

Dall’home page del sito della Fondazione Steinberg

Nato da una famiglia della media borghesia ebraica, nel 1933 Steinberg si trasferisce in Italia, dove studia architettura al Politecnico di Milano e inizia la sua carriera di vignettista. Qui conosce intellettuali come Aldo Buzzi, Cesare Zavattini e Achille Campanile. A causa delle leggi razziali lascia l’Italia e si stabilisce a New York, dove arriva – dopo diverse vicissitudini, tra cui il confinamento in un campo di detenzione – nel 1942. Inizia a collaborare con la rivista New Yorker. Alla fine del conflitto torna più volte in Italia, mantenendo vivo il rapporto con Milano grazie all’amicizia con Aldo Buzzi. Le sue illustrazioni ironiche, fantasiose e spesso surreali, caratterizzate da un segno angoloso e continuo che si trasforma spesso in ghirigori barocchi, sono pubblicate su prestigiose riviste e in vari album, ed esposti in numerose mostre.
Fondazione Saul Steinberg

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