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Biennale del Disegno: la rivincita della cornice sul quadro

Biennale del Disegno: la rivincita della cornice sul quadro

Viene prima la cornice o il quadro? Risponde al quesito una divertente mostra della Biennale del Disegno. Con 70 capolavori ben incorniciati

Rimini. Alla Biennale del Disegno di Rimini (4 maggio – 28 luglio) c’è una mostra che pone un originale dilemma: quadro o cornice? O meglio, da cosa si parte, cosa viene prima? Consuetudine vuole che la seconda, ovvero la cornice, sia funzionale all’opera d’arte: prima l’artista crea l’opera, poi intorno ad essa un artigiano mette la cornice.
Ma in Italia c’è una collezione – e che collezione! – dove a menar le danze è proprio la cornice, pur essedo il suo contenuto, ovvero il quadro, opera di artisti sicuramente tra i più importanti del ‘900 italiano. Foto d’apertura: Antoni Tàpies, La guerra del fin del mundo. Cornice toscana, XVI secolo (foto Carlo Vannini)

Artisti blasonati e ben incorniciati

Hans Hartung, Senza titolo, pastello e mina di piombo su carta, 1959. Cornice Toscana-Emilia XVII secolo. Foto Carlo Vannini.

La mostra Una collezione d’arte moderna incorniciata all’antica: opere dallo studiolo Rivi, a cura di Alessandra Bigi Iotti, è una collezione unica di carte di artisti italiani e stranieri degli anni Cinquanta e Sessanta magistralmente abbinate a preziose cornici antiche, dal XVI al XVIII secolo. Un viaggio nell’arte del secondo dopoguerra tra Informale e Astrazione, da Hartung a Fontana, da Tàpies a Schifano. Una collezione come opera d’arte in sé.
I nomi degli “incorniciati” sono quelli di Accardi, Afro, Angeli, Appel, Arman, Baj, Birolli, Brunori, Bonalumi, Capogrossi, Carmassi, Cassinari, Corpora, Crippa, Dorazio, Dova, Fontana, Fautrier, Guttuso, Hartung, Ligabue, Jenkins, Manzoni, Marca Relli, Mathieu, Melotti, Morandi, Munari, Nigro, Perilli, Pomodoro, Rotella, Ruggeri, Sam Francis, Sanfilippo, Santomaso, Scanavino, Schifano, Scialoia, Shimamoto, Schneider, Sironi, Sumi, Tancredi, Tapies, Tobey, Turcato, Vedova, Veronesi, Savelli, Mastroianni, Alviani e Masson.

Settanta abbinamenti perfetti

Giuseppe Santomaso, Sera a Castelfranco, tecnica mista su carta, 1957. Cornice toscana XVI secolo. Foto Carlo Vannini

Questa “rivoluzione” è frutto dello straordinario gusto – e competenza – di Lia e Daniele Rivi che non sanno dividersi tra due passioni: collezionano dagli anni ’80 carte di artisti italiani e stranieri degli anni ’50 e ’60 e preziose cornici antiche, dal XVI al XVIII secolo, che hanno il compito di ornare, impreziosire e personalizzare opere d’arte moderna con uno spiccato gusto per l’Informale italiano.
Il loro Studiolo, spazio privato, contenuto, ma ricchissimo e oggetto di questa mostra raccoglie a oggi una settantina di opere che colpiscono sia per la bellezza e ricchezza delle cornici sia per la qualità, l’eleganza e l’omogeneità delle carte, le quali costituiscono una delle più raffinate e originali collezioni private di opere su carta degli anni centrali del XX secolo.

Il rapporto tra quadro e cornice

Paul Jenkins, Phenomen a Noel, acquerello su carta, 1967. Cornice Piemonte 1600. Foto Carlo Vannini

Perché unire un’opera d’arte moderna, informale o astratta, a una delicata e preziosa opera di ebanisteria e d’intarsio come una ricca cornice bolognese del XVII secolo? Quale il senso e il significato di tale operazione? La mostra, ospitata nelle Sale Bilancioni del Museo della Città di Rimini (visitabile da martedì a domenica e festivi: 10-13 e 16-19; lunedì chiuso) cerca proprio di approfondire il problematico e stimolante rapporto tra quadro e cornice, affrontato in dettaglio nel catalogo da Pietro Conte, docente di estetica all’Università Statale di Milano.
La Biennale del Disegno è organizzata dal Comune di Rimini ed è curata da Massimo Pulini.

Ermanno
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