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Claudia Ruiz “smonta” la leggenda colonialista sul Peru

Claudia Ruiz “smonta” la leggenda colonialista sul Peru

Con le foto e una puntuale ricerca storica, Claudia Ruiz smonta la narrazione storica della scoperta del Machu Picchu, sottratto ai Quechua

Mantova. Alla Biennale della Fotografia Femminile in corso a Mantova (fino al 14 aprile) la fotografa peruviana-statunitense Claudia Ruiz Gustafson presenta la serie La ciudad en las nubes. Foto d’apertura: Claudia Ruiz Gustafson, Smile, and point at the mountain, 2020-2022

Rivendicazione per immagini

Claudia Ruiz Gustafson, Imperialist shutter, 2020-2022

Tra il 1911 e il 1915 il Perù fu oggetto di esplorazioni di carattere coloniale, inclusa quella operata dallo storico di Yale, Hiram Bingham. Finanziato dall’Università e dal National Geographic, Bingham si imbattè nel sito di Machu Picchu, diventando noto come il grande “scopritore” di questo luogo.
Partendo dalle fotografie scattate durante un viaggio sui Caminos del Inca e affiancando documenti d’archivio, Claudia Ruiz Gustafson mette in discussione il concetto di “scoperta” di Machu Picchu e della sua narrazione storica. La storiografia occidentale ha di fatto sottratto il diritto del riconoscimento di quei territori a chi li abitava – saccheggiando tombe sacre della comunità Quechua – in nome della ricerca scientifica. Nel corso delle sue spedizioni, Bingham scattò 12mila fotografie, pubblicate su Harper’s e National Geographic – che ne deteneva i diritti esclusivi. Fu così che Machu Picchu smise di essere eredità culturale dei Quetchua.
La Ciudad en las Nubes desidera mostrare come queste esplorazioni hanno contribuito, a volte in modo negativo, alla creazione e diffusione dell’immaginario peruviano da un punto di vista etnografico, in occidente.

Note biografiche

Claudia Ruiz Gustafson è un’artista visiva peruviana che vive in Massachusetts. L’esperienza interculturale influenza profondamente la sua pratica artistica. Il suo ultimo progetto – Mi País Imaginado – esplora fatti storici, decostruendo le dinamiche di una narrazione falsata dalle lenti dell’imperialismo e del suprematismo bianco, in una visione ri-contestualizzata.

Dove vedere la mostra
Spazio Arrivabene 2.
Orari
Ore 10 – 13 e 15 – 19, sabato e domenica

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